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L’ipotiroidismo, cioè la ridotta produzione di ormoni tiroidei da parte della tiroide,  non è un impedimento ad un gravidanza normale, se adeguatamente trattato. Se la condizione è nota e trattata da prima del concepimento è sufficiente controllare che la terapia con Tiroxina sia sufficiente: infatti in gravidanza aumenta il fabbisogno di Tiroxina ed è probabile che la posologia giornaliera debba essere aumentata.

Diciamo subito che per stabilire la posologia di Tiroxina adeguata in gravidanza è sufficiente determinare il TSH il cui valore deve mantenersi inferiore a 2,5 uU/ml nel primo trimestre e inferiore a 3 uU/ml in seguito. Con questi valori di TSH non ci sono differenze tra donne con ipotiroidismo trattato e donne normali.

Più complessa è la situazione nelle donne con “ipotiroidismo subclinico” : si intende per ipotiroidismo subclinico la condizione in cui gli ormoni tiroidei circolanti (T3 e T4) sono normali ma sono mantenuti tali dalla aumentata secrezione del TSH che quindi risulta  superiore ai valori considerati normali in gravidanza

Trattandosi di una condizione “subclinica”, cioè non rilevabile dall’esame clinico del soggetto, può succedere che passi inosservata e non venga diagnosticata tempestivamente. Le conseguenze sulla gravidanza e sul feto sono controverse tra i vari Autori e le diverse popolazioni, ma sembra che l’ ipotiroidismo subclinico in gravidanza comporti un aumentato rischio di aborto, parto prematuro, prematura rottura delle membrane e complicanze neonatali per il feto.

L’individuazione di un ipotiroidismo subclinico quindi può essere effettuata solo con la determinazione degli ormoni tiroidei. Sull’efficacia della screening ci sono molti dubbi, la maggior parte degli Autori propone uno screening “mirato”, cioè la determinazione del TSH (e solo TSH) solo in donne che presentino una familiarità per malattie della tiroide o precedenti malattie autoimmuni ma uno studio recente dimostra che circa il 10% delle donne gravide “a rischio” presenta un ipotiroidismo subclinico ma anche nelle donne considerate “non a rischio” la percentuale di donne con ipotiroidismo subclinico si avvicina al 10%. Quindi sembra ragionevole, considerato anche il basso costo del TSH, eseguire un iniziale screening in tutte le donne in gravidanza, in particolare nel I trimestre.

Se ancora si discute se sia necessario o opportuno trattare con Tiroxina donne con il TSH superiore a 2,5 uU/ml ma inferiore a 10 uU/ml (se è superiore a 10 uU/ml non si discute) è opportuno fare una distinzione: se il TSH è superiore a 2,5 uU/ml ma inferiore a 4 uU/ml non sembra necessario un trattamento a meno che non siano presenti anticorpi anti tiroide (anti Tireoglobulina –TG o anti Perossidasi -TPO). Questi anticorpi sono indice di una “aggressione” immunitaria alla ghiandola tiroide che può evolvere rapidamente verso l’ipotiroidismo clinico o comunque di una situazione che è più a rischio per la gravidanza di un ipotiroidismo subclinico senza presenza di anticorpi anti-tiroide.

Quindi al momento attuale le linee guida più accreditate per il trattamento dell’ipotiroidismo subclinico in gravidanza sono riassunte nel riquadro seguente:
Da ricordare infine che l’ipotiroidismo subclinico in gravidanza comporta un aumentato rischio di ipotiroidismo clinico dopo la gravidanza: in particolare a 5 anni dalla gravidanza il 25% di queste donne presenta un valore di TSH elevato o verso i limiti alti ma tra le donne che presentano in gravidanza anche gli anticorpi antitiroide positivi ben 85% presentano un ipotiroidismo clinico. Quindi a questo gruppo di donne che manifestano un ipotiroidismo subclinico in gravidanza con Ac antitiroide positivi è consigliabile un controllo del TSH (solo TSH) dopo 6 mesi e dopo un anno dalla gravidanza.

dott. Claudio Noacco
Endocrinologo

Riferimenti bibliografici

Alexander EK; et Al.:2017 Guidelines of the American Thyroid Association for the Diagnosis and Management of Thyroid Disease During Pregnancy and the Postpartum.Thyroid.  2017; 27(3):315-389 (ISSN: 1557-9077)
Shields BM; Knight BA; Hill AV; Hattersley AT; Vaidya B: Five-year follow-up for women with subclinical hypothyroidism in pregnancy. J Clin Endocrinol Metab.  2013; 98(12):E1941-5 (ISSN: 1945-7197)

 

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La categoria dei Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento viene convenzionalmente identificata con l’acronimo DSA e si riferisce ai soli disturbi delle abilità scolastiche, e in particolare, a:

DISLESSIA, DISORTOGRAFIA, DISGRAFIA, e DISCALCULIA.

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Il cristallino è una lente naturale presente all’interno del bulbo oculare e insieme alla cornea consente di mettere a fuoco i raggi luminosi sulla retina.

Si definisce cataratta la progressiva perdita di trasparenza del cristallino associata ad una significativa riduzione della funzione visiva. È una malattia antica quanto l’uomo e da sempre costituisce la prima causa di cecità.

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Che cos’è?

È la causa principale della cecità fra gli ultra-cinquantenni nei paesi sviluppati. E’ associata all’invecchiamento e distrugge gradualmente la visione acuta centrale necessaria per leggere, riconoscere i volti, guidare ed in generale, vedere chiaramente.  Colpisce la macula che è la parte più nobile dell’occhio necessaria a leggere e vedere i dettagli più piccoli. Si caratterizza da due forme, che colpiscono la macula: umida e secca.

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L’ernia discale

È la fuoriuscita del materiale contenuto nel nucleo del disco intervertebrale attraverso una piccola lacerazione del legamento esterno. La parte della colonna comunemente più colpita, essendo quella più mobile, è la lombare.

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Il russamento (roncopatia) notturno è un sintomo abbastanza frequente nel bambino che frequenta comunità infantili quali asili nido e scuola materna.

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Il primo passo per promuovere e conservare lo stato di salute ed evitare l’insorgenza di malattie è la prevenzione: innanzitutto adottare uno stile di vita sano (non fumare, curare l’alimentazione, fare attività fisica etc.).

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Il paziente diabetico presenta un alto rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, ancor più aumentato se si associano fumo, ipertensione arteriosa, livelli elevati di colesterolo LDL “cattivo”, fattori psicosociali, obesità addominale.

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